12 giorni in Scozia, Inverness e Loch Ness ~ alla ricerca di Nessie

~ itinerario di 12 giorni in Scozia: day 7 ~

 

 

Settimo giorno in Scozia, oggi accompagnata come sempre dal mio buon Citylink giallo e blu, arrivo a Inverness e devio poi quasi subito verso il Lago di Loch Ness alla ricerca del famigerato Nessie.

Sarò riuscita a vedere il mostro verde che infesta il lago? (e che in realtà tutti i peluches allo shop presentano come una cosina pucciosa, dotata di occhioni alla Bambi e cappellino scozzese).

Io gli occhi li tengo ben aperti, ma intanto di tipicamente scozzese avvisto solo un cornamusaro rosso come un peperone che suona instancabile tra le mura del castello, si fa quel che si può insomma …

 

Più proseguo verso nord più la Scozia diventa verde e forse continuerò a dirlo anche nei post successivi perché a nord mi spingerò ancora e ancora per qualche giorno.

E forse (anzi, decisamente) dovrei smettere di pensare una volta arrivata in un posto “questa sì che è la Scozia verde che mi aspetto” perché puntualmente la Scozia mi smentisce e mi fa comprendere che la mia ignoranza in fatto di sfumature di verde è sconfinata e deplorevole e che al verde acceso scozzese non c’è mai fine. Il verde scozzese è come l’infinito. Fatta eccezione per un unico campo immenso di fiori gialli che intravedo mentre il Citylink sfreccia tra le campagne scozzesi.

Pussa via brutto giallo, non rovinare i miei sogni di una Scozia completamente verde.

 

 

 

 

 

Inverness è in realtà una città relativamente piccola, così la riservo al pomeriggio, a quando dopo essermi abbondantemente saziata di natura scozzese e loch bruni e cupi, avrò voglia di un’atmosfera british misto medievale a portarmi una sferzata di energia con il suo bel grigio pietra-posata qui tanto tempo fa.

Salgo su un altro Citylink e via verso Loch Ness, io insieme alla mia più fidata amica, non Andrea e nemmeno Bea, no, no, siete lontani anni luce … parlo della mia valigia verde-non scozzese, con la quale, siccome la stanza affittata su airbnb si trova fuori città, devo viaggiare gomito a gomito.

La verità è che non posso sopportare di separarmi dalla mia valigia, sono anni e anni che viaggia con me, come fare senza di lei? (oppure è che dovendo risparmiare l’unico posto ad un prezzo accettabile era a Lontanolandia, ma di questo vi parlo approfonditamente dopo, ah se ve ne parlo).

Così io e Valigia, Andrea e Valigia, Bea e Valigia scendiamo tutti insieme alla fermata dell’Urquhart Castle, quasi ci stavano per fare lo sconto comitiva al momento di entrare.

Va da se che ci trasciniamo le valigie su e giù per le rovine, così anche loro si acculturano … nel secondo post dedicato alla Scozia lo avevo detto o no che ci sarebbero stati grandi momenti di sollevamento pesi durante questo viaggio?

 

 

 

 

 

 

 

Bea che invece ce l’ha a morte con la sua valigia e di farle apprendere la storia degli antichi laird scozzesi non ne vuole più sapere, si è proprio incarognita e decide bene di lasciarla abbandonata nel punto panoramico mentre si aggira tra i souvenir dello shop. Ed in effetti passati 10 minuti tra Nessie di plastica, sciarpette in tartan e allegri ciapa puer (come diciamo qui in Piemonte, 10 punti a chi lo traduce) la valigia, per l’estrema gioia della mia compagna di viaggio, sparisce.

Forse si è buttata nel lago per lo sconforto o forse il personale del negozio ha pensato che fosse qualcosa di strano e pericoloso ed ha deciso di buttarla via.

Ecco dico solo forse, tanto per dire.

Così a Bea la valigia tocca recuperarla dal bidone dell’immondizia, io invece continuo stoica a trascinarmela dietro pure nel negozietto perché ho voglia di fare un altro pò di ginnastica.

Nel negozietto di souvenir, che si rivela il vero dispensatore di avventure estreme, mi si para davanti un tizio dello staff ammiccante e dal capello rosso che con il suo adorabile accento scozzese (io lo amo veramente il loro accento che all’inglese raffinato gli spezza le gambine) mi convince della necessità di assaggiare del whisky.

Problema: io non bevo.

Soluzione: ma sì assaggiamo il whisky lo stesso, che sono venuta in Scozia a fare altrimenti?.

L’ho detto che non bevo, vero?

Così butto giù quel liquido ambrato e scopro con sommo piacere che ha più o meno il gusto della lava presa direttamente dal centro della Terra, mmm una prelibatezza.

Lo rifarei? Ma certo, sono convinta sostenitrice dell’idea che bisogna assaggiare i prodotti tipici del luogo e poi se non lo avessi fatto non avrei mai avuto tutta quella serie di meravigliose foto, che il mio ragazzo ha sentito la necessità di scattare, e in cui io sembro affetta da vomito e convulsioni allo stesso tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mie (dis)avventure a parte e un quintale di schiacciatine dopo per farmi passare la faccia da vomito, posso dire che il castello è assolutamente da visitare (7.50£), un tempo importante luogo della storia scozzese e oggi meraviglia paesaggistica.

Loch Ness che sta proprio alle sue spalle ne completa la bellezza cupa e anche se non ho visto Nessie, pazienza. La natura così come appare, anche senza fronzoli che prendano la forma di creature leggendarie, mi ha ampiamente ricompensata.

Inverness, dopo la calma piatta di Aberdeen, mi stupisce, è bella e si ritrova ad avere di nuovo quel gusto antico e affascinante alla Edimburgo. Ne potete visitare il centro storico medievale con l’importante Church Street, la Cattedrale di St Andrews, il Kiltmaker Centre per scoprire la lavorazione del Tartan, l’antico castello e il caratteristico Mercato Vittoriano.

Consiglio poi una passeggiata lungo le sponde del Fiume Ness, che rivela uno scorcio della città più colorato, in cui al grigio dei mattoncini si mescolano fiori e prati verdi e barlumi di cielo azzurro.

Oltre a essere ottima punto per un escursione a Loch Ness, da Inverness si possono raggiungere facilmente:

il Campo di battaglia di Culloden che vide Bonnie Prince Charlie e i suoi giacobiti sconfitti dall’esercito inglese,

l’imponente Fort George (che avrei voluto visitare, ma che ho dovuto escludere per mancanza di tempo),

la baia di Moray Firth in cui si possono avvistare i delfini,

una delle numerose distillerie della zona in cui apprendere come viene preparato il whisky

il Cawdor Castle in cui ancora oggi abita la famiglia originaria e al quale pare siano legate le vicende del Macbeth di Shakespeare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un giro per le vie della città riprendiamo ancora una volta il bus, questa volta direzione Inverarnie, dove si trova la casa della nostra host di airbnb.

E’ un bus piccolo, una decina di posti a sedere e gli unici passeggeri siamo noi tre. Il microbus comincia ad addentrarsi man mano nell’interno della campagna attorno a Inverness, sempre più interno, direi troppo interno.

L’autista ci molla a un certo punto in mezzo ad una strada, o almeno io penso che sia una strada con niente attorno, gli abitanti del luogo, che a occhio e croce saranno 4, pensano sia la ridente cittadina sopracitata.

Ormai l’autista è all’orizzonte e addio speranze di una presenza umana, non c’è NESSUNO, e non c’è nemmeno il minimo segno che indichi la direzione del Bed and Breakfast,pure il campo ci ha abbandonati.

Siamo noi tre a fissarci negli occhi e le tre valigie più buste della spesa in pieno stile profughi.

E’ che arrivare e trovarsi l’alloggio bello a portata di mano è troppo mainstream, troppo demodé.

Pfff, figurati se voglio certe comodità.

A salvarci è il momento pit stop di Andrea che decide di infilarsi dietro un cespuglio a caso e trova dietro quello stesso cespuglio il cartello che indica la direzione per il B&B (lo so, più vado avanti con il racconto più diventa assurdo), davanti a noi si aprono 3km di stradina sterrata piena di ghiaia che si addentra verso il folto del bosco.

Pensate allo sport più difficile e duro che vi venga in mente e poi … mettetelo da parte, nessuna attività fisica potrà mai superare il trainare un trolley di 15kg nella ghiaia. Adottiamo allora una formazione tattica a tre, Andrea ha sulle spalle due valigie (ancora oggi mi chiedo come abbia fatto) Bea ne traina un’altra aiutata da lui, io porto la busta delle spesa da una parte e la busta dell’acqua dall’altra sempre aiutata da Andrea posseduto direttamente dallo spirito di Hercules.

Quando finalmente scorgo la casa quasi piango, c’è Louise all’entrata che serafica ci dice “Ma avreste potuto chiamarmi, vi sarei venuta a prende” (a Loiuse, stai zitta va) e poi ci sono io a cui ha sudato pure l’anima e che ho usato muscoli di cui nemmeno sapevo l’esistenza, alla fine ho così caldo che nonostante i 14° del clima scozzese rimango in canottiera.

Siamo nel paese di niente in provincia di nulla, il telefono non prende e il marito tira con l’arco fuori in giardino (lo potete vedere nella foto alle mie spalle), se questi sono due psicopatici siamo spacciati.

Dietro la casa il bosco è così fitto che nonostante sia giorno all’interno è completamente buio e lo strato di muschio ai piedi degli alberi così spesso da dare una sensazione di fastidiosa e innaturale morbidezza sotto le scarpe.

Avete presente la location del tipico film horror? Quella in cui il gruppetto di protagonisti deficienti va in una casa nel bosco più sperduto del globo e quando arriva la notte è buio pesto e fuori non c’è manco una lucetta e loro comunque decidono di uscire. Ecco potrebbero ambientarlo qui.

Louise fai gestire gli affari a me, che ti organizzo un giro di film horror. Altro che affittare camere su airbnb.

Comunque ho controllato, i mie piani di far diventare Louise miliardaria grazie ai film horror non potranno mai realizzarsi, si è trasferita a Gibilterra.

A parte gli scherzi, la casa era stupenda ed enorme, una vera oasi di relax in culla alla natura scozzese e con una magnifica veranda di vetro piena di piante che dava direttamente sulla pianura circostante, se venisse ancora affittata la consiglierei assolutamente e ci tornerei io stessa.

E poi Loiuse si è fatta perdonare preparandoci un buonissimo tè all’inglese con latte accompagnato da una torre di quelli che io chiamo Burrobiscotti, i tipici biscotti scozzesi fatti con 50% burro, 45% zucchero e 5% suono di Homer Simpson quando mangia la ciambella.

Buonissimi e irrinunciabili quando si viaggia in Scozia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per scoprire di più sull’itinerario di 12 giorni in giro per la Scozia *:. o(≧ ▽ ≦)o .:*

→ Glasgow ~ day1,2

→ Edimburgo ~ day 3,4,5

→ Aberdeen e Dunotter Castle ~ day 6 

→ Thurso e Whaligoe Steps ~ day 8 


Cosa ne pensi di questo post? Ti piacerebbe visitare Loch Ness e Aberdeen? (*^ ^)

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