Kyoto parte 3.1 ~ Fushimi Inari, Pontocho e Sanjusangendo … luoghi che hanno un’anima

~ itinerario di una settimana: day 6 ~

 
Fushimi Inari e il suggestivo paesaggio del suo tunnel di torii rossi

 

Ci sono luoghi che a Kyoto hanno un’anima, non si limitano a trasmettere un qualcosa ma sono come le persone, vivono di vita propria, e in questo loro essere pieni di vita, nei loro respiri fatti di esistenze umane (quelle affaccendate di chi ci vive, quelle ammirate di chi vi transita visitatore), attraverso piccoli dettagli e colori si costruisce la loro immagine.
Vale per Fushimi Inari, il cui solo nome è già evocazione e vale per Pontocho, che a descriverlo con aggetivi umani sarebbe misterioso, intrigante, riservato, sfrontato. Ma è così anche per il (forse) meno noto Sanjusangendo, che è la bellezza dove non te la aspetti, come aprire un pacchetto incartato male e trovarvi dentro la meraviglia …

 

Il Sanjusangendo è un tempio non molto lontano dalla stazione di Kyoto, un lungo blocco di legno piatto e squadrato che da fuori davvero dice ben poco, ma che nel proprio ventre conserva un vero tesoro. E’ un tempio dalle vesti un pò anonime ma che offre al visitatore uno spettacolo unico: 1001 statue dorate delle dea Kannon che ricoprono completamente i 120 metri di lunghezza dell’altare principale. 
1001 statue ciascuna con 42 braccia e ciascuna diversa da tutte le altre, piccoli dettagli che cambiano, mani d’oro in posizione leggermente diversa, una decorazione tra i capelli della divinità che si arriccia invece che essere liscia.
 
E’ la caccia al dettaglio, che accomuna in particolare i luoghi di questo post ma che è in generale per me uno dei simboli del Giappone. Perché il Giappone è un Paese di dettagli, non è schietto ne palese, le cose devi notarle e capirle da solo e se non se ne colgono le piccolezze, in mezzo alla vastità della sua bellezza, penso allora sia impossibile apprezzarlo pienamente né tanto meno tentare almeno di comprenderlo appieno. 
   
 
Il Sanjusangendo detiene anche un primato particolare, si tratta della sala di legno più lunga del mondo. Il nome (riportato nei kanji bianchi sulla colonna) si riferisce ai 33 (sanjusan) spazi tra le colonne di supporto della sala, un antico metodo per misurare la lunghezza di un edificio.

 

Continuo la ricerca di quei dettagli che tanto amo nella zona di Pontocho, che è forse una delle più suggestive e caratteristiche di Kyoto. Una lunga e stretta via in cui ristoranti piccoli, vecchi e di legno si succedono uno dietro l’altro, luogo perfetto per una cena immersi nell’atmosfera autentica di Kyoto. 
 
A Pontocho i dettagli sono ovunque: le tende di paglia calate e le finestre velate dal legno scuro. 
La parete di un ristorante ricoperta di zucche psichedeliche blu su sfondo arancio. 
Il vecchietto che poco più in là, straccio bianco in mano, pulisce uno ad uno i listelli in legno della facciata esterna di un ristorante. 
Ma anche le porte e i muri dei locali ricoperte di fogli e foglietti volanti, lunghi, stretti, quadrati, larghi, farciti di piccoli kanji che sono menù quasi indecifrabili se non ci si avvicina abbastanza e si stringono gli occhi. 
 
























 

L’entrata di uno dei ristoranti: completamente tappezzata di menù

 

 

 

 
E ancora le lanterne con i chidori rossi, gli uccellini paffuti simbolo di Pontocho, che quasi ogni ristorante porta appese all’entrata. 
Il piccolo dipinto nascosto di una geisha in blu intenta a suonare il suo shamisen, poiché da esse Pontocho, distretto di divertimenti, trae le proprie origini e con esse ancora oggi ha forti legami.
Il microscopico tempio dei tanuki, incastrato nel buio di uno dei tanti cunicoli laterali di Pontocho, con il suo altare rosso ricoperto di etichette adesive di chi ai tanuki richiede fortuna e successo. 


Non ci sono indicazioni su come trovarlo, anzi perfino alcuni locali fermati durante la ricerca-mission impossible ne ignorano l’esistenza, ma testarda come sono inizio a infilarmi in tutte le viuzze laterali che trovo, perché se il tempio dei tanuki non va da Stefania, potete star certi che Stefania va dal tempio dei tenuki. 
Tant’è che alla fine lo trovo, puramente a caso, ma lo trovo (muahahaha tempio de tanuki pensavi per caso di farmi fessa?).  
 
Se si è abbastanza fortunati si possono vedere maiko o geiko dirigersi la sera ai loro appuntamenti nelle case da tè o nei ristoranti esclusivi che si trovano a Pontocho

 

Secondo la leggenda un incendio scoppiato a Pontocho si spense giunto proprio nel punto in cui oggi sorge l’altare, dove all’epoca sorgeva invece una statua di un tanuki. Gli abitanti per ringraziare il tanuki costruirono allora questo tempio.

 

 

 












































Alcuni dei ristoranti sul lato est della via si affacciano sul Kamogawa e possiedono delle piattaforme sopraelevate chiamate kawayuka sopra le quali sono allestiti tavoli per mangiare durante il periodo estivoE’ quasi ora di pranzo e una corsa in treno ci porta a Fushimi Inari, luogo che sogno fin da quando molti anni fa ho visto la piccola Chiyo correre sotto il tunnel di torii rossi in Memorie di una Geisha. 
Anche qui se ne avverte forte l’anima, ancora diversa, ancora ricca di altri dettagli. Sono le atmosfere scintoiste e iconiche del tempio di Inari più famoso del Giappone. Dove il mondo diventa rosso e le volpi, messaggere della divinità, ti accompagnano lungo il cammino.


Quella di oggi è una giornata lunga e senza pause, l’ultima a Kyoto prima di spostarci a Hiroshima, con la sera che già ci vede impegnate a Nara (a cui dedicherò un post a parte) immerse nei festeggiamenti dell’Obon. 
A Fushimi Inari mi aggiro cercando di assorbire il più possibile, sapendo in partenza che il tempo programmato non mi basterà, e che qualunque fosse stato il tempo non mi sarebbe comunque bastato: è semplicemente un luogo in cui una visita sola non basta.  



 

Le volpi sono presenti sempre in coppia, poiché Inari è la divinità del benessere e dell’abbondanza una delle sue volpi porta in bocca la chiave dei magazzini del riso e l’altra una sfera che rappresenta il potere della divinità.

 

 




Degli edifici principali rimangono impressi i tanti piccoli particolari: 
Le campane con i lunghi nastri rossi e bianchi da tirare prima della preghiera e la singolare coppia di ragazzi in yukata
Gli ema nella loro classica forma rettangolare ma anche in quella di piccoli torii rossi e le trecce di origami colorati, tanti piccoli arcobaleni di pace e speranza. 
Le lanterne dorate che spiccano in mezzo al rosso che tinge ogni superficie. 


Di nuovo un luogo di dettagli, eppure ancora manca qualcosa, manca la magia vera che questo tipo di luoghi emana e che Fushimi Inari in particolare possiede in abbondanza. Sarà che il cuore pulsante del tempio, i 10.000 e più torii vermigli, si nascondo alle sue spalle, precludendo un immediato innamoramento senza ritorno.
  

 

 

 

E’ solo quando mi trovo di fronte ai torii che mi rendo veramente conto di essere qua, che mi prendono le palpitazioni. Non possono non scattare fascino e amore nei confronti di questo luogo, o almeno, io non ne sono decisamente immune: è la mia personale febbre da bellezza del Giappone.


I torii dapprima più grandi e più radi si fanno man mano più piccoli e compatti, abbracciati l’uno all’altro, finché non si viene completamente ingoiati, giù nella pancia rossa del tempio, giù in un mondo che non è quello presente, ma quello costruito torii dopo torii fin dal 794.
Il verde del bosco esterno e della montagna, in realtà molto più presente come colore, viene coperto completamente dalle pennellate vermiglie di quest’opera, creata per la preghiera e la prosperità dei donatori di torii: grandi aziende o singoli individui che richiedono la protezioni di Inari e i cui kanji, neri e verticali, si stendono sulle gambe dei torii stessi. 
La Kyoto di oggi non esiste più, dentro i tunnel ciò che è concesso vedere sono solo i torii e il loro rosso.


 

 

Vorrei arrivare fino al punto panoramico: lo Yotsutsuji Intersection, esplorare ancora e avventurarmi su per la montagna ma il tempo è scaduto, volto le spalle alla cima e mi preparo a ridiscendere. 
Sul mio cammino incontro ancora una bambina vestita di azzurro confetto che guarda incantata le piccole volpi di carta disegnate da altri bambini, lasciate in offerta a Inari. Altri kanji, altri torii, altro rosso. 
Ripiombare tra gli edifici del tempio e poi nello spiazzo che accoglie piccoli ristoranti e negozi di souvenir alla base della montagna è quasi surreale, come svegliarsi da un lungo sogno


A malincuore riprendo il treno, non perché dove sto andando non sia altrettanto stupendo, ma perché sento già la voglia di tornare. E allora mi lego al cuore una promessa, prima o poi tornerò da Inari e dai suoi torii, ripercorrerò i passi di questa giornata che tanto mi ha dato, tra luoghi pieni di anima, pieni di storie da raccontare. 


 

 

 
Prima di lasciarvi ecco alcune informazioni utile: 
→ dove alloggiare a Kyoto: 
consiglio la Santiago Guesthouse, stanze molto carine, caffè al piano terra e soprattutto 15 minuti a     piedi dal Kiyomizudera e dall’area di Gion (comodissima quindi per esplorare queste zone anche la sera). Si trova inoltre a soli 15 minuti di bus dalla Stazione di Kyoto. 
come spostarsi a Kyoto: 
a Kyoto ci si muove con i bus per lo più (che, presupponendo alloggiate nella zona della Kyoto Station o nella zona di Gion e dintorni, dovrete usare ad esempio per arrivare nel nord-ovest della città dove si     trovano il Kinkakuji e altre attrazioni importanti). 
Potete decidere di pagare la tariffa singola oppure (se vedete che vi conviene) acquistare il One Day     Pass a 500 yen che permette di fare tutte le corse che si vogliono.
Si entra dalla porta dietro e si esce da quella davanti, si paga al momento di scendere alla propria         fermata. 
Per i bus con numero da sfondo arancio o blu (quelli con la tariffa fissa) si paga il biglietto sempre         230 yen o si usa il proprio One day Pass. Per i bus con numero da sfondo bianco (quelli in cui la           tariffa è in base alla distanza percorsa) appena entrati si prende un biglietto numerato (il numero           dipende da dove dovete scendere), in base al numero potete vedere sullo schermo del bus la vostra     tariffa o si usa il One Day Pass. 
Per maggiori informazioni: Kyoto City Web – transport
come raggiungere Fushimi Inari:
dalla Kyoto Station prendete la JR Nara Line e scendete a Inari (140 yen andata)
→ come raggiungere Nara da Fushimi Inari: 
da Inari prendere la JR Nara Line che arriva fino a Nara (alcuni treni della Nara Line arrivano solo fino a Joyo). Ci vuole un’ora e il costo è di 670 yen andata
(a Nara dedicheremo la restante metà della giornata di cui parlo in questo post, di Nara racconterò però in un post a parte) 
 
 
Per scoprire di più sull’itinerario di una settimana in giro per il Giappone *:. o(≧ ▽ ≦)o .:*

Kyoto parte 3.2 Nara ~ day 6 




Cosa ne pensate di questo itinerario attraverso questi luoghi pieni d’anima: Fushimi Inari, Pontocho, Sanjusangendo? ~()~




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